Aeroporto. Si parte o si torna. L'intermezzo del cielo, del volo, della sospensione nel vuoto, l'affidarsi alla perizia degli uomini e all'auspicata sicurezza di un mezzo: “sto partendo o sto tornando?”, domanda legittima, indipendente dalla destinazione.
Piccolo baricentro
fittizio per qualche ora di attesa, crocevia di anime che si
trastullano tra negozi e duty free, l'aeroporto, come un centro
commerciale, distrae da domande difficili. Tuttavia. ignorando la
grazia dell'anonimato, ci si sente sempre in dovere di darsi un tono.
La città è staccata
da una fascia di rispetto disabitata in cui finalmente si azzera la
progressiva dissoluzione del tessuto urbano. L'aeroporto è l'ultima
occasione per riafferrare tangibilmente il genius loci della città
di cui è appendice: paccotiglie di souvenirs, generi alimentari
sotto vuoto che possano superare i controlli delle dogane, magliette
stampigliate con una frase sciocca, cappellini, peluches, piatti
decorati, tisaniere. Tutti con lo stesso monumento stilizzato.
Qualcuno ci sarà pure
al nostro arrivo.
Se i ricordini non
piacciono o non ci aspetta nessuno, il dono da farsi è star leggeri:
un libro gradevole e insignificante accordato alla musica da
ascensore per far danzare le nuvole. Lo si lascerà alla fine del
viaggio sulla poltrona, omaggio di benvenuto a qualcuno che non sa la
nostra lingua. Si apprezzi l'ecumenica indifferenza di commessi
poliglotti che non devono fidelizzare alcun cliente, si noti che ciò
che è impersonale diventa tragicamente universale, si sappia che i
tentativi di rendere memorabile un viaggio con il folklore delle
divise e del make up delle hostess, cozzerà col terrore di morire
alle prime turbolenze d'alta quota.
Ci si potrebbe anche
confessare prima dell'imbarco. Ammesso che negli aeroporti vi siano
ancora i confessionali coi sacerdoti di tutte la nazioni, come lungo
le navate di San Pietro, però disponibili 24 ore su 24. Una grande
operazione di marketing. Attendere con calma l'horror vacui,
considerare già sufficientemente gravosa la burocrazia dei bagagli e
la condivisione forzata di spazi ristretti, dimenticarsi i pensieri,
non parlare con nessuno se non per liberarsi con un estraneo.
Leggeri. Lasciare a terra colpe, ripartire con responsabilità più
limitate. C'è ancora bisogno di darsi un tono?Assolti: un lusso in
modalità aereo.
L’immagine di copertina è di Lorenzo Rondali.
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