Il grande camionista, la bella lavandaia e il santo frate

Molti di voi saranno passati davanti alla rotonda di Borgo Panigale, altri avranno percorso via della Grada fino all’incrocio con via Riva di Reno  e San Felice, mentre nelle passeggiate da via Saragozza verso il Meloncello è impossibile evitare di passare davanti alla porta. Se nel vostro passeggiare o affrettarvi per le incombenze quotidiane avete avuto modo di alzare lo sguardo al momento opportuno, avete incrociato alcuni monumenti di arte pubblica. Se non  ne avete mai avuto occasione, il  “corridoio delle Muse”  vi invita a farlo.

Vedrete quindi, nell’ordine: il monumento all’autotrasportatore, quello alla lavandaia e dulcis in fundo, quello a Padre Pio. Avremmo potuto portare altri esempi ma vi lasciamo compilare una vostra personale lista di questo tipo di abbellimento urbano che si offre all’occhio e rinsalda la memoria.  Infatti quasi sempre i monumenti di arte pubblica altro non sono che un  memento, un ricordo di quanto in quel  luogo accadde oppure che quel luogo richiama alla mente e necessità di una celebrazione.

Partendo dal nostro breve elenco, cominciamo dal più evidente, visto che è alto una decina di metri: il monumento al camionista. E’ un omone gigantesco che sbilancia il corpo in un passo che gli deve costare un certo sforzo perché sulla schiena porta un camion, un camion vero installato lassù con un’esibizione muscolare e tecnologica di pregio.

L’artista di cui conviene segnalare il nome, è Andrea Capucci e la sua opera sorveglia la rotonda dal 2010. Il monumento è frutto di un concorso di idee e  Capucci si è aggiudicato il primo posto grazie ad una giuria di paesaggisti, esperti d’arte e architetti del Comune che immagino tutti appassionati di fantascienza. Non so’ cosa ne pensano le passeggiatrici che di solito lavorano nei pressi ma alla sera, quando dai fari del camion viene sparata un’intensa luce blu e la figura gigantesca diventa luccicante come un vestito di Paco Rabanne degli anni Sessanta, il monumento rivela tutta la sua appartenenza ad una categoria estetica precisa: l’orrido affascinante.

2016-12-18-lavandaiaPassiamo ad un altro punto strategico della città, il trafficato incrocio via della Grada, via Riva di Reno e San Felice. Qui passava il canale e qui era, fino a pochi anni dopo la seconda guerra,  il luogo di lavoro delle lavandaie. Dura vita la loro, piegate sui lavatoi che digradavano a pelo d’acqua o addirittura calate dentro cisterne immerse nel canale ed ancorate alla sponda. Umidità, fatica, freddo, geloni, erano la loro compagnia quotidiana. Cosa scopriamo invece grazie a questo monumento? Che se ne stavano nude, sedere all’aria, in atteggiamento disinvolto, lo sguardo perso nel vuoto quasi a chiedersi: ma che ci faccio in questa scatoletta di latta come un trancio di tonno qualsiasi? Ce lo chiediamo anche noi dal 2001 quando venne inaugurato e da allora sfida il traffico, le polveri sottili e anche le critiche e i giudizi dei bolognesi. Abbiamo sempre pensato che semmai un’antica lavandaia, in genere donnone ben piantate con braccia robuste e caste lunghe vesti, lo vedesse ci sarebbe da temere per la salute dei componenti della Commissione Qualità urbana del Comune.

A porta Saragozza possiamo godere di un monumento questa volta dedicato non ad una figura astratta ed esemplare, ma a padre Pio da Pietralcina. Lo scultore centese Salvatore Amelio lo ha progettato nel 2003 e raffigura il frate che allarga le 2016-12-18-padre_piobraccia in un gesto ecumenico e con la mano sinistro stringe la corona del Rosario, indicando il cielo e con lo sguardo invitando i più pigri a salire a San Luca.

I tre esempi che vi abbiamo velocemente riportato sono episodi di arte pubblica. Quello sull’arte pubblica, è un dibattitto da sempre complesso e negli ultimi anni, con il processo costante d’immigrazione da altri paesi, si è arricchito di ulteriori risvolti.  Va coltivata la consapevolezza  che non sono solo le esigenze commemorative che spesso virano in necessità politiche, a dover essere tenute in considerazione: l’arte pubblica dovrebbe diventare arte partecipata, rispettando il difficile equilibrio tra contesto urbano, sociale, valutando le aspettative di chi quel luogo lo vive. Ogni intervento site specific dovrebbe essere frutto di una collaborazione tra artista e società civile consentendo ai cittadini di esprimersi direttamente e quindi riconoscersi nell’opera che abiterà poi per lungo tempo il loro sguardo. Difficile, certo ma non impossibile.

Altrimenti i concorsi di idee e gli interventi site specific accadranno spontaneamente: il grande camionista poco dopo la sua inaugurazione venne omaggiato di un paio di argentei attributi virili, mentre l’incolpevole padre  Pio in bronzo è stato trasformato con opportuna inserzione di spada laser, nel monumento a Padre Obi-Wan Kenobi. Questi sì interventi molto, molto site specific.

 

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